

Non mi piace pensare di interrompere l'evolversi di una cosi' interessante questione come quella scaturita nel post precedente, in particolare nei commenti di Juliette (che' cos'e' la felicita'?) e della sottoscritta.
Quindi lascio un post semiaperto e introduco l'argomento di oggi, guidata dalla mia naturale vanita' donna e dalla mia personale necessita' egocentrica.
Oggi, rivoluzione: nuovo taglio sfilato, copiato da una modella bionda e stragnocca di una fotografia di moda.
Odio andare dal parrucchiere. Mi stresso e mi sento agonizzata, privata della mia energia sansonica.
Ma adoro il mio parrucchiere.
Oltre ad aver creato dei mini-ambienti divisi da tendine in cui ogni cliente puo' godere di privacy nei momenti in cui e' meno attraente (bigodini, capelli superelettrici a mocio vileda asciutto, pettinatura a pagoda), si fa sempre i fatti suoi. Non e' mai invadente, non pone mai domande irritanti, ne' inizia un discorso se non lo inizio io.
Che solitamente me ne sto zitta, data la pressione psicologica che provo.
Per evitare di ridurmi a sfogliare le riviste di gossip presenti nel salone, la mia gigantesca capiente borsa contiene sempre un safety-coiffeur free time: un libro.
Il mio parrucchiere non si stupisce mai di vedermelo estrarre.
Non si stupisce mai che sia sempre lo stesso (il codice da Vinci)....
Non si stupisce mai di come, ogni volta che lo estraggo, cominci a leggerlo dalle prime pagine...
Lo trovo pallosissimo, ma non riesco ad ammettere a me stessa di averlo iniziato senza poi averlo finito(a meno che non si tratti dell'emblematico caso "Va' dove ti porta il cuore")
L'ho iniziato 20 volte. Ora basta.
Forse e' meglio se inizio a sfogliare le riviste da massa curiosa e amaramente insoddisfatta e a interessarmi dei fatti privati di gente che non ha nulla a che fare con la mia vita.
Forse il tempo passerebbe piu' velocemente.
Anche un taglio alla Britney Spears potrebbe risolvere la questione.


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